Esplorazioni, uccisioni, devastazioni: è l’Amazzonia business.

Sobre Teatro Amazonas en Festival La Batie de Ginebra. Publicado por Katia Tamburello en Caos Cultura.

Teatro Amazonas è uno spettacolo di teatro documentario andato in scena il 28 e 29 agosto scorso al Teatro du Loup di Ginevra per il Festival La Bâtie. La performance, creata dall’artista spagnola Azkona e dal cileno Toloza, fa parte della trilogia «Pacifico» e sembra voglia dirci a più riprese: «E se provassimo ad essere politicamente scorretti?». 

Azkona & Toloza, in effetti, in Teatro Amazonas ci provano tutto il tempo ad essere scorretti, ricostruendo, per grandi linee, la storia di uno dei territori più belli ma anche più martoriati al mondo: l’Amazzonia.

In scena il racconto è incalzante: a partire dalla prima spedizione di Francisco de Orellana, che scoprì il Rio delle Amazzoni, assistiamo, anche grazie ai video sullo schermo, all’arrivo di altri esploratori e soprattutto alle prime costruzioni di fabbriche e villaggi, per consentire lo sfruttamento del caucciù. Nel frattempo, per rispondere meglio alle esigenze del dio denaro, si autorizzavano le sterminazioni delle popolazioni locali.

Il linguaggio scelto dai due artisti è un racconto secco dei fatti, non senza allusioni ironiche ai potenti di turno che gestivano quei territori come se fossero proprietà personali, o all’arrivo dei primi missionari. Ma anche di accusa, quando si fa riferimento alle intimidazioni subite dai primi sindacalisti in Amazzonia, come nel caso di Chico Mendes, raccoglitore di caucciù che cominciò a battersi negli anni ‘70 contro il disboscamento della foresta amazzonica.

In questa corsa folle per sfruttare al massimo tutte le risorse di queste terre, non si contano le stravaganze e le richieste esotiche di chiunque passasse di lì. Dalla costruzione del Teatro dell’Opera a Manaus alla fine del XIXº secolo, ideata per soddisfare le velleità dei baroni del caucciù e trasformare Manaus in una città di stile europeo, alla stoica impresa, se così possiamo definirla, di un certo Fitzcarrald che decise di attraversare con la sua nave, due fiumi e un pezzo di montagna. Avete capito bene, due fiumi e una montagna! E pazienza se questa idea assurda abbia causato la morte di tanti indigeni. Il regista Werner Herzog, nel 1982, nel film « Fitzcarraldo » racconterà proprio la storia di questo magnate della gomma peruviano, improvvisatosi esploratore per scopo di lucro. Herzog impiegherà due anni per girare il film, dovrà risolvere un mucchio di problemi e isserà anche lui una nave su una montagna.

E arriviamo ai nostri giorni, con la costruzione sempre a Manaus di un sontuoso stadio per i Mondiali di calcio del 2014. In fondo, poco importa se nel 2020 non ci siano più i soldi per la manutenzione e lo stadio sia un vero lusso per le poche squadre locali, in un territorio in cui le priorità sarebbero decisamente altre.

In scena, in Teatro Amazonas, non c’è nulla di spettacolare o di urlato, anzi, tutto è piuttosto simbolico, come le installazioni che i due artisti realizzano sulla scena, dando forma a dei paesaggi. Grazie alle immagini e alle testimonianze di attivisti e studiosi che in Amazzonia vivono e lavorano, in poco più di 100 minuti assistiamo ad un racconto pacato ma non per questo privo di emozioni o di accuse, e comprendiamo meglio quello che in parte sapevamo già, come questo territorio sia stato devastato nei secoli per ignoranza, brama di potere e soprattutto per soldi. Da secoli e purtroppo ancora oggi.