Riflessioni sul medium che cambia

Extracto. De RENZO FRANCABANDERA para Paneacquaculture.

Arriviamo all’ultima proposta centrata sul tema del rapporto spettatore/tecnologia con Teatro Amazonas, docu-spettacolo centrato sulle nuove forme di colonialismo inflitte al territorio e ai popoli originari dell’America Latina. La compagnia Azkona&Toloza propone un excursus storico-artistico che si avventura, è proprio il caso di dire, in una narrazione che fra autobiografismo, cinema, storia, documentario, ritorna e cerca dei fili narrativi lungo gli ultimi cinque secoli della storia del territorio amazzonico brasiliano, quell’immenso territorio spesso descritto come disabitato e selvaggio, sebbene migliaia di indigeni vivano sulle sue rive e all’interno della fitta vegetazione.
Dentro questo luogo impenetrabile, esotico e rigoglioso, dentro il il suo caos suggestivo, la compagnia affronta prima un viaggio reale proprio durante il tempo della pandemia, e poi ne trae uno spettacolo che sulle orme di esploratori, conquistatori e avventurieri, porta la coppia di artisti a cercare un dialogo con lo spettatore su questo enorme affresco sempre vivo di antropologia visiva, con una videocreazione “lo-fi” in cui i due interpreti aumentano la realtà con la narrazione.

Teatro Amazonas ph Giulia Di Vitantonio

La compagnia di Barcellona, di origine basco/cilena, qui in prima italiana al Teatro delle Muse ci porta fra protagonisti, luoghi e racconti, per un amalgama che diventa l’ordito artistico del duo composto da Laida Azkona Goñi e Txalo Toloza–Fernández.
Il binario creativo composto da una documentata video proiezione a fondale, di cui i due interpreti sono la voce narrante, si sviluppa parallelo alla costruzione di una sorta di mindscape composto da un intricato lego di cartone in primo piano, con cui gli interpreti provano a mettere in piedi un ambiente immaginario capace di localizzare i pensieri dello spettatore. Il progetto, di cui Marche Teatro è co-produttore, è sicuramente interessante e suggestivo, porta dentro un viaggio che, pur con qualche ansa fluviale più lenta dovuta al continuo andirivieni dei flashback narrativi, ha un forte potere evocativo.
La versione italiana, come sempre in presenza di sovratitoli, porta lo spettatore a leggere la drammaturgia/sceneggiatura piuttosto che vivere del tutto l’interpretazione, e ci fornisce l’ultimo stimolo di questa interessante carrellata su come ancora il messaggio testuale e la barriera linguistica siano elemento impattante nella fruizione spettacolare. Lo spettatore, in una narrazione così ampia e di parola, ha sete di capire, e quindi per forza di cose cerca il potere del comprensibile.

Il futuro del teatro passa per questi interrogativi, per questi equilibri e barriere, approfondendo il come e il quando di un futuro esperanto sensoriale, e Inteatro ci porta su questa faglia, sul contemporaneo, facendoci ragionare su contraddizioni e opportunità. Un percorso più unico che raro, con Marche Teatro in prima linea a proporre, quando addirittura a produrre e co-produrre, esperienze di frontiera.